PsychologyHelpNegli ultimi decenni la psicologia ha guardato alla scuola con rinnovato e crescente interesse. Come scrive G. Disnan, “quello scolastico è indubbiamente uno dei contesti nei quali la pratica della consulenza è più diffusa, più consolidata, più controversa”. Il motivo principale d’inizio e sviluppo di contatto tra le due è il settore dell’apprendimento e dell’handicap, ma molti altri sono i motivi di collaborazione tra esse.
Con tutte le sue sfaccettature, la psicologia, ha offerto pian piano, con gli anni, diverse e molteplici tonalità di colore alla scuola. Una di queste sfumature, una grande conquista, è stata segnata dalla nascita dei CIC (Centri di Informazione e Consulenza, costituitesi con DPR del 9/10/ 1990 n° 309 all’interno delle scuole secondarie superiori e regolamentati con successive circolari del Ministero della Pubblica Istruzione) e la possibilità di progetti di sportelli d’ascolto, là dove attuabile.
La loro funzione è di offrire agli studenti informazioni sanitarie, giuridiche e di vario genere, riguardanti aspetti associativi e impiego del tempo libero, ed offrire consulenza nel caso di difficoltà o desiderio di orientamento sui problemi psicologici e sociali. Allo stesso tempo uno spazio d’ascolto e

sostegno, un’area d’animazione, un momento di progettualità comune, un luogo reale di incontro tra le diverse agenzie educative e formative (scuola, servizi, famiglie); il cui unico scopo è quello di migliorare la qualità della vita nel contesto scolastico per gli studenti e gli adulti presenti. 

Ciò rappresenta un tentativo esplicito di “essere con gli studenti” in modo diverso dal rendimento scolastico. Non solo, quindi, con i contenuti disciplinari e con le didattiche, ma anche con i processi, con le relazioni, con i significati, con le motivazioni da cui dipendono il successo o l’insuccesso scolastico: la gioia, la tristezza, la voglia di vivere e di lavorare o la rinuncia, la mancanza di autostima, il rifiuto più o meno esplicito della vita, nelle forme dell’uso di droga, della fuga da casa, della noia, della devianza, della violenza e del suicidio.

Lo sportello rappresenta un’opportunità di mettere in atto le condizioni per accogliere la richiesta di ascolto degli studenti, il luogo in cui instaurare un rapporto da persona a persona e in cui promuovere la riflessione dello studente su di sé con l’obiettivo di accompagnarlo nel suo processo di maturazione. Un modo per portare in classe un tipo di competenza legata all’ascolto dell’altro e che necessita di una formazione specifica. Una risorsa, non solo per i ragazzi, ma anche per gli insegnanti come opportunità di essere in contatto con una realtà più profonda degli alunni che frequentano la scuola.

Il colloquio individuale è uno strumento prezioso in un simile spazio e lo psicologo una figura centrale, non solo motivato all’ascolto, ma anche proprietario di strumenti e tecniche necessarie.

Ammettere esplicitamente che la scuola non può e non deve occuparsi solo di apprendimento legato alle discipline, significa riconoscere diritti e rispetto ai bisogni dei ragazzi. Lo psicologo è, così, una figura prevista all’interno delle scuole d’ogni ordine e grado e che, anche come singolo professionista, può presentare un suo progetto di intervento, sensibilizzazione o prevenzione. Lo psicologo scolastico è il professionista, che possiede una tecnica e dei modelli teorici di riferimento, in grado di affiancare e fornire consulenza e modelli d’intervento alle diverse parti dell’istituzione educativa. Anche se non chiaramente definiti da una specifica legge, i compiti che lo psicologo potrebbe svolgere all’interno della scuola dipendono in prevalenza dal contratto che stipulerà con la singola scuola. Saranno, comunque, in linea di massima, interventi tesi alla prevenzione del disagio e alla promozione dello stato di salute e benessere bio-psico-sociale. Si possono, cosi, molto arbitrariamente, riassumere i compiti che lo psicologo scolastico può essere chiamato a svolgere:

  • interventi relativi all’integrazione degli alunni con handicap e alla progettualità formativa individualizzata;
  • interventi relativi al disagio scolastico (prevenendo l’abbandono scolastico, aiutando il giovane a ritrovare le motivazioni adeguate e ad affrontare gli insuccessi, sviluppando un atteggiamento di fiducia in se stesso per sfruttare al meglio le sue potenzialità e risorse);
  • interventi relativi all’apprendimento, alle variabili socio-relazionali ed emotivo-affettive, con lo scopo di favorire gli inserimenti degli studenti nel gruppo, anche e non solo nei casi di marginalità sociale (bambini esclusi) e individuale (bambini introversi);
  • interventi relativi all’orientamento scolastico e ai progetti sul futuro professionale;
  • interventi di educazione socio-affettiva e di educazione sessuale;
  • interventi volti all’informazione e alla prevenzione di problematiche specifiche, quali ad esempio il bullismo, uso di droghe, e molte altre;
  • mediazione tra scuola e famiglia affinché si sviluppi una collaborazione fra le due, con l’obiettivo comune di favorire il benessere la personalità dei ragazzi;
  • consulenza psicologica rivolta agli insegnanti, agli allievi e ai genitori.

Lo psicologo scolastico lavora per la scuola e in equipe, composta dal gruppo docenti, dal dirigente e dalle famiglie e dagli alunni stessi. Non si occupa più del singolo caso, ma attua interventi che coinvolgono tutti gli attori del sistema scolastico per promuovere il benessere scolastico. Lo psicologo che lavora per la scuola ha innanzitutto il compito di esplicitare e favorire, insieme ai docenti, la scoperta dei punti di forza di ciascuna singolarità. “Aver cura” degli aspetti cognitivi e di quelli affettivi, accogliendo l’altro, analizzando la sua domanda e favorendo un dialogo che consente di essere attivamente coinvolti nel processo di conoscenza.

Lo psicologo è chiamato a dare un contributo al coordinamento e all’organizzazione delle iniziative, delle risorse e delle competenze al fine di potenziare e ampliare l’azione della scuola con riferimento ai bisogni emersi dai singoli individui che la compongono.

Esso non è un esperto esterno che fornisce consulenza, ma lavora con le figure professionali operanti al suo interno; è, inoltre, colui che propone progetti innovativi, che prospetta attività in campo formativo, didattico e organizzativo.

Non è il portatore di una risposta ai problemi, ma uno stimolo a pensare, a comprendere, a creare interconnessioni fra le persone, le attività e il contesto sociale di riferimento.

Dott.ssa Raffaella Scamuffa
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19/06/2011