La coppia, con la sua complessità, è un “essere vivente” che tesse la propria storia, con una fisionomia autonoma e una propria intimità. Avvicinarsi ad essa e districarsi nella sua complessità significa analizzare i diversi punti di vista che la caratterizzano, curiosare il mondo interno di chi la compone, parlare di scelte, bisogni, emozioni, affettività, modelli di relazione primaria. Esprimersi sulla coppia implica considerare l’esistenza di un “terzo”, oltre a quella dei due partner. Esso “corrisponde alla rappresentazione condivisa che i due partner hanno della loro coppia e su cui si struttura il loro sentimento di appartenenza”(P. Caillè, p.12). Quando si ha a che fare con la coppia anche la matematica perde la sua logica e la sua ovvietà, ed è così che, come dice bene Caillè, diviene legittimo affermare che Uno più uno fanno tre. Il “più uno” accompagna la coppia fin dal suo costituirsi con l’idea che i due partner hanno della loro vita a due e su cui strutturano il loro legame e il loro “patto di coppia”. La coppia si crea, quando due persone cominciano a descriversi come tali e a raccontarsi introducendo un elemento nuovo, diverso dalle due individualità che la compongono, un terzo, a cui fanno riferimento implicitamente nei loro discorsi e comportamenti.
Strane coincidenze ci portano ad incontrare l’altro e più volte mi sono trovata a domandarmi: “Ma l’amore è davvero cieco, così come afferma il famoso detto?” o “Come mai spesso molti pronunciano frasi come: son tutti uguali! perché tutti a me?”. E se, invece, i partner di una coppia si selezionano a vicenda sulla base di lenti interne che permettono di vedere anche oltre ciò che l’occhio nudo può vedere? Già Freud diceva che “trovare l’oggetto del desiderio, in realtà, vuol dire solo ritrovarlo” e, a dire il vero, ogni partner arriva a quello strano incontro già predisposto a livello inconscio.
È un radar emotivo a guidarci nella scelta del partner, strettamente connesso ai nostri bisogni, più o meno consapevoli. Scegliamo, così, un partner che non è quello che vogliamo, ma quello di cui abbiamo bisogno. Colui/colei che, si spera, ci darà la possibilità di cancellare, replicare, controllare, padroneggiare, vivere o risanare, in una cornice di coppia, ciò che non è stato possibile risolvere internamente. Con il tempo, con noi, anche i nostri bisogni si evolvono e può arrivare un momento, nel nostro percorso a due, in cui non riconosciamo più il nostro compagno e l’altro può sembrarci un estraneo nonostante si può aver vissuto diverso tempo insieme. Una profonda delusione sembra assalirci. I tentativi di risoluzione interpersonale di conflitti interni, in alcuni casi, possono fallire e diventare elementi di profondo disagio per quelle coppie che non riescono, da sole, ad affrontare il momento particolarmente critico e a ritrovare un nuovo equilibrio. Un disagio che può manifestarsi attraverso tensioni, assenze di comunicazione, incomprensioni, separazioni, divorzi, scomposizioni e ricomposizioni, favorito dai cambiamenti dell’attuale società in trasformazione. Se, infatti, si perdono sempre più i rituali tradizionali (es. fidanzamento, matrimonio, etc.), che, come riti esteriori, ne legittimano l’esistenza agli occhi di tutti, oggi la coppia deve ricercare al suo interno i motivi della propria legittimazione e le difficoltà possono ostacolare questa ricerca.
I problemi della coppia, spesso, nascono, quando essa sembra perdere contatto con il proprio “terzo” relazionale, quando lo disconosce o ne cancella l’esistenza. Questo si manifesta, a volte, con la perdita di senso dell’unione dei due partner, con la chiusura verso l’altro, sofferenze, tradimenti, con un blocco. In alcuni casi, la riproduzione ripetitiva di soluzioni può dimostrarsi vana e non portare ad alcun effetto positivo. Chiedere aiuto ad uno specialista, ricorrere ad una psicoterapia, può invece essere di grande aiuto. Il terapeuta potrà così essere un interlocutore che accompagnerà la coppia nel processo d’esplorazione del proprio modello di organizzazione originario, restituendo ad essa il “terzo”, assente in quel momento. Il terzo ritrova il suo posto nel processo terapeutico in cui è incluso e si apre, così, alla ricerca di nuove soluzioni e nuove possibilità, ampliando il campo delle scelte possibili.
Dott.ssa Raffaella Scamuffa
Diritti Riservati – Vietata la pubblicazione senza il consenso degli autori
25/09/2011